19 MAGGIO 2026
La giurisprudenza della Corte di Cassazione, infatti, continua a mostrare orientamenti non sempre coerenti, generando incertezza tra contribuenti, professionisti ed enti locali.
Nel sistema IMU vale il principio secondo cui il contribuente non è tenuto a dichiarare informazioni già nella disponibilità dell’amministrazione comunale.
Per questo motivo, l’obbligo dichiarativo sussiste soltanto nei casi previsti dalle istruzioni ministeriali e, una volta presentata la dichiarazione, non occorre ripeterla se la situazione dell’immobile non cambia.
La Cassazione, in diverse pronunce recenti, ha valorizzato il principio di collaborazione e buona fede previsto dallo Statuto del contribuente.
Con la sentenza n. 26921/2025, relativa alle aree edificabili, la Suprema Corte ha affermato che la mancata presentazione di un adempimento meramente formale non può impedire il riconoscimento di un’agevolazione quando i requisiti risultano già noti all’ente impositore.
Lo stesso orientamento è stato espresso:
Diversa, però, la posizione della Corte in altre fattispecie.
Per gli enti non commerciali, la Cassazione ha definito la dichiarazione IMU elemento costitutivo dell’esenzione, ritenendola indispensabile ai fini del beneficio.
Ancora più rigoroso l’orientamento sugli immobili merce delle imprese costruttrici: con la sentenza n. 8357/2025 la Corte ha sostenuto addirittura la necessità della dichiarazione annuale, anche in assenza di variazioni.
Un’impostazione che molti operatori considerano eccessivamente formalistica.
Il contrasto tra interpretazioni più sostanzialistiche e orientamenti rigorosamente formali continua quindi a creare un quadro poco uniforme.
In attesa di un consolidamento definitivo della giurisprudenza o di un intervento normativo chiarificatore, per contribuenti e professionisti prevale la prudenza: presentare la dichiarazione IMU resta spesso la scelta più sicura per evitare contestazioni o perdita di benefici fiscali.