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Ex Manifattura Tabacchi di Bologna, tre anni di ritardi, carenze e criticità

Mancata corretta applicazione, da parte della Stazione appaltante, delle disposizioni contrattuali in materia di penali previste nel contratto di appalto

10 APRILE 2026

Con delibera n. 76, approvata dal Consiglio dell’Autorità del 4 marzo 2026Anac è intervenuta sull’appalto della Regione Emilia-Romagna per il recupero e riqualificazione funzionale dell’ex Manifattura Tabacchi di Bologna accertando carenze, criticità e notevoli ritardi nell’esecuzione dei lavori del Lotto A – Fase 1.1. L’appalto riguarda la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori per la realizzazione dell’infrastruttura per l’innovazione, la ricerca e il trasferimento tecnologico denominata Tecnopolo, con un importo a base di gara di 45.812.367 euro.

L’opera in esame fa parte del progetto di realizzazione del nuovo Tecnopolo di Bologna, che prevede un ampio intervento di riconversione dell’ex-Manifattura Tabacchi, realizzata tra il dopoguerra e gli anni Sessanta su progetto dell’ingegner Pier Luigi Nervi, ed ha come obbiettivo primario la realizzazione di una infrastruttura ed un incubatore di imprese che operano nei settori dell’innovazione, della sperimentazione, della ricerca industriale e del trasferimento tecnologico.

In linea generale, il masterplan del progetto riguarda la rifunzionalizzazione di un’area complessiva di oltre 100.000 mq attraverso il recupero degli edifici esistenti, l’adeguamento funzionale degli spazi disponibili e la realizzazione di laboratori, uffici, aule didattiche, spazi polifunzionali, nella quale potranno insediarsi Istituzioni, Enti, Università e Imprese di ambito nazionale e internazionale. 

l'Autorità Nazionale Anticorruzione ha rilevato “l’anomalo andamento della fase di progettazione esecutiva, determinato dai ritardi dell’impresa nell’elaborazione del progetto e nel suo adeguamento ai rilievi dell’organismo di verifica, che hanno comportato una protrazione della fase progettuale per circa tre anni rispetto al termine contrattuale inizialmente fissato in 150 giorni, al netto delle proroghe e sospensioni concesse, nonché la mancata corretta applicazione, da parte della Stazione appaltante, delle disposizioni contrattuali in materia di penali previste nel contratto di appalto e nell’atto di addendum per i ritardi nel completamento della progettazione esecutiva”.

Inoltre, sono state riscontrate “carenze progettuali riguardanti sia alla progettazione definitiva posta a base di gara sia alla progettazione esecutiva elaborata dall’impresa, con particolare riferimento alla non adeguata valutazione dei rischi per la sicurezza dei lavoratori e alla mancata corretta applicazione del principio di precauzione, che attribuisce priorità alle misure di prevenzione rispetto a quelle di protezione, a fronte del mancato svolgimento delle necessarie indagini e campionature finalizzate alla verifica della presenza di amianto, rischio emerso successivamente in fase esecutiva, tenuto peraltro conto della non adeguata valutazione del rischio bellico in sede progettuale”.

Per Anac, poi, vi è stata “carenza dei presupposti per il riconoscimento delle varianti apportate in corso d’opera, risultato contestabile il presupposto riguardante l’insorgenza di circostanze sopravvenute ed imprevedibili, tenuto conto che la quasi totalità delle perizie di variante approvate risulterebbero riconducibili ad una non sufficientemente approfondita valutazione preventiva dello stato di fatto ante operam, ovvero alla carenza di indagini, saggi e campionature da svolgere necessariamente prima dell’avvio dei lavori per una corretta progettazione dell’opera”.

Oltre a ciò, l’Autorità ha riscontrato “l’anomalo andamento dell’appalto nella fase esecutiva, caratterizzato da una evidente sottoproduzione rispetto al cronoprogramma contrattuale, prospettandosi altresì profili di dubbio in merito alla completezza dei controlli, svolti nel corso dell’appalto, sulla regolare esecuzione dei lavori, da parte del RUP, nonché del Direttore dei lavori ai sensi coadiuvato dall’Ufficio di Direzione dei lavori”.

Pertanto, la Regione Emilia Romagna dovrà ora “attivare tutte le iniziative necessarie per superare la fase di stallo dell’appalto, rimettendo alla discrezionalità della stessa le valutazioni circa le possibili scelte e le iniziative da intraprendere, con assegnazione del termine di 60 giorni per comunicare le valutazioni e le determinazioni assunte”.