Fondo garanzia debiti commerciali e flussi di cassa: febbraio decisivo per Comuni e Province
Entro il 28 febbraio verifiche sul debito residuo, accantonamenti obbligatori nel bilancio 2026 e approvazione del piano annuale dei pagamenti
19 FEBBRAIO 2026
Febbraio si conferma un mese ad alta intensità per i servizi finanziari degli enti locali. Tra controlli sul debito commerciale, calcolo degli indicatori di ritardo e programmazione della liquidità, Comuni e Province sono chiamati a rispettare scadenze che incidono direttamente sugli equilibri di bilancio e sulla capacità di spesa.
FGDC: scatta l’accantonamento se non cala il debito commerciale
La prima verifica riguarda il
debito commerciale residuo al 31 dicembre: se non risulta ridotto di almeno il 10% rispetto all’anno precedente, l’ente dovrà accantonare nel 2026 il
Fondo garanzia debiti commerciali (FGDC) nella misura massima del
5% degli stanziamenti per beni e servizi (macroaggregato 3).
La “sanzione” può essere evitata solo se il debito residuo resta entro il
5% del totale delle fatture ricevute nell’anno.
A prescindere dall’ammontare del debito, il comma 859 della legge 145/2018 impone ulteriori accantonamenti in presenza di un
indicatore annuale di ritardo nei pagamenti. Le percentuali variano in base allo sforamento dei termini:
–
5% per ritardi oltre 60 giorni,
–
3% tra 31 e 60 giorni,
–
2% tra 11 e 30 giorni,
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1% tra 1 e 10 giorni.
Spese escluse e novità Corte dei conti: attenzione alla Tari
Sono esclusi dal calcolo gli stanziamenti finanziati da
risorse vincolate, come risultano dall’allegato a/2 al rendiconto. Tuttavia, la Corte dei conti Molise (delibera 81/2025) ha chiarito che, dopo il Dl 60/2024, le spese per il servizio rifiuti non sono più soggette a vincolo di cassa e quindi non possono essere automaticamente sottratte dalla base FGDC.
L’accantonamento va iscritto in bilancio alla
Missione 20, Programma 3, entro il
28 febbraio 2026, anche in esercizio provvisorio con delibera di Giunta. Le somme restano indisponibili e confluiscono a fine anno nell’avanzo accantonato. La liberazione è possibile solo nell’esercizio successivo al rispetto dei tempi di pagamento (Sez. Autonomie, delibera 20/2025).
Piano annuale flussi di cassa: obbligo entro fine mese
Sempre entro il 28 febbraio, le Giunte devono approvare anche il
piano annuale dei flussi di cassa 2026, previsto dal d.l. n. 155/2024, strumento chiave per programmare pagamenti e prevenire tensioni di liquidità.
Febbraio, dunque, segna un passaggio cruciale:
puntualità nei pagamenti e corretta programmazione finanziaria diventano condizioni essenziali per evitare accantonamenti penalizzanti e garantire sostenibilità alla gestione 2026.