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Accrual negli enti locali: la transizione accelera, ma i nodi irrisolti del 2011 pesano sul futuro

Avanza la roadmap verso il 2030, ma la piena attuazione della contabilità finanziaria potenziata resta incompleta e mette a rischio la riforma
 
 
 
 

12 DICEMBRE 2025

La riforma della contabilità economico-patrimoniale Accrual entra ora in una fase decisiva. Con l’approvazione della rimodulazione del PNRR da parte del Consiglio europeo, il percorso operativo è fissato: entro il 2030 gli enti pubblici responsabili di almeno il 90% della spesa primaria dovranno adottare integralmente il nuovo modello contabile. Un cambio di paradigma che promette maggiore trasparenza, misurazione dei costi reali dei servizi e una rappresentazione più completa del patrimonio pubblico. Ma l’esperienza degli ultimi dieci anni mostra che l’Italia sconta ancora ritardi significativi.

L’eredità del 2011: un impianto contabile ancora incompiuto

A oltre dieci anni dall’introduzione della contabilità finanziaria potenziata, la sua applicazione pratica negli enti locali resta disomogenea. Le frequenti pronunce delle Sezioni regionali della Corte dei conti testimoniano difficoltà persistenti nel rispetto dei principi contabili.
Tra gli snodi critici spicca la gestione del Fondo pluriennale vincolato (FPV), strumento cardine per garantire la coerenza tra programmazione e copertura finanziaria degli investimenti.
Le recenti deliberazioni della Sezione di Controllo per il Veneto (nn. 209/2025, 211/2025, 212/2025, 216/2025, 218/2025) mostrano criticità gravi: FPV assente anche in presenza di investimenti pluriennali, valori sottostimati o utilizzati in modo distorsivo nella costruzione degli equilibri. In alcuni bilanci compare solo nel primo esercizio per poi “scomparire” negli anni successivi.
Non si tratta di errori formali: un FPV errato compromette attendibilità, veridicità e credibilità della programmazione, svuotando di fatto la trasparenza introdotta dalla riforma del 2011. Le difficoltà derivano spesso da una scarsa conoscenza delle regole, soprattutto negli uffici tecnici, dove manca una solida cultura del cronoprogramma finanziario.

Accrual: un salto di complessità che richiede maturità amministrativa

Su questa base fragile si innesta ora la riforma Accrual, che richiede requisiti organizzativi e competenze ben più avanzate: inventari patrimoniali affidabili, sistemi informativi integrati, valutazioni economiche di beni e passività, gestione dei fondi rischi.
La sfida, dunque, è prima di tutto culturale. La formazione istituzionale avviata dalla Ragioneria generale dello Stato è un passo necessario, ma non sufficiente.
Gli enti dovranno investire in percorsi formativi mirati, destinati non solo ai servizi finanziari, ma all’intera struttura amministrativa e agli amministratori, affinché la riforma non resti un adempimento formale ma diventi un vero strumento di governo.
Perché l’Accrual, senza un adeguato livello di competenze diffuse, rischia di replicare – e amplificare – le criticità irrisolte della riforma del 2011.