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Disponibile il rapporto di Legambiente "Abbatti l’abuso 2023"

Emesse 70.751 ordinanze di demolizione nelle Regioni critiche, ma è stata data esecuzione solamente nel 15,3% dei casi

6 NOVEMBRE 2023

di Valeria Tarroni

E’ uscito il terzo rapporto di Legambiente “abbatti l’abuso 2023” (i precedenti sono del 2018 e del 2021) che fotografa lo stato dell’abusivismo edilizio nel nostro Paese, una piaga che ormai da decenni, tiene in ostaggio il territorio, la legalità e lo sviluppo, con costi altissimi in termini di degrado del paesaggio, rischio sismico, rischio idrogeologico.
Nella premessa, il rapporto rileva che il nuovo abusivismo si somma quello vecchio, che non è rientrato nelle sanatorie dei tre condoni edilizi e deve essere, quindi, necessariamente abbattuto. Un esercito di manufatti che devastano da decenni le parti più pregevoli della Penisola, a partire dalle zone costiere, con un ruolo rilevante esercitato dalla criminalità organizzata, come dimostrano i decreti di scioglimento per mafia delle amministrazioni locali, per troppo tempo favorito da una politica disattenta o, peggio, complice e da un’opinione pubblica che è stata spesso tollerante, soprattutto dove il fenomeno è più grave e diffuso.
Nell’ultimo rapporto sul BES (Benessere Equo e Sostenibile) dell’Istat, realizzato in collaborazione con il Cresme, l’abusivismo edilizio è stimato in crescita del 9,1%.

Indicatori presi in considerazione nel rapporto

Sono quattro gli indicatori presi in considerazione da Legambiente nel suo rapporto:

  • Trasparenza;
  • ordinanze di demolizione e abbattimenti eseguiti;
  • trascrizioni immobiliari nel patrimonio comunale;
  • trasmissione alle prefetture delle ordinanze di demolizione non eseguite.

Trasparenza
Il tasso di risposta dei Comuni è stato del 25% e restituisce la misura della “trasparenza” della pubblica amministrazione. Non tutti i Comuni hanno fornito tutti i dati richiesti.

Poche le ordinanze di demolizione eseguite

Su 1.980 Comuni interessati dal questionario di Legambiente, sommando le risposte complete e quelle parziali, hanno fornito una risposta 545 enti, di cui 124 costieri (su 391) e 421 ubicati nelle aree dell’entroterra (su una base di 1.589).
Il numero complessivo delle risposte considerate complete e quindi utili ai fini della elaborazione della ricerca è di 485 Comuni (pari al 24,5% del campione totale) e che appartengono a cinque Regioni Calabria, Campania, Lazio, Puglia e Sicilia, più attenzionate in quanto più a rischio e maggiormente colpite dal mattone illegale.

Questi 485 Comuni dal 2004 (data dell’ultimo condono edilizio) al 2022 hanno emesso un totale di 70.751 ordinanze di demolizione sul loro territorio e, in ben 18 anni, hanno dato esecuzione a 10.808 abbattimenti, vale a dire solo il 15,3%, in ben 18 anni.
Nelle isoli minori, si registra un abuso ogni 12 abitanti, ma le demolizioni sono maggiori, con una media del 20,5%.

Trascrizioni nei registri immobiliari

In generale, il numero di trascrizioni degli immobili abusivi da parte dei Comuni è basso se non addirittura inesistente. I Comuni non procedono alle trascrizioni nonostante la legge prescriva che la mancata demolizione entro 90 giorni dall’ingiunzione comporta l’acquisizione automatica e gratuita al patrimonio comunale delle opere e dell’area di sedime, per una superficie massima di dieci volte la superficie dell’abuso e nonostante l’accertamento della mancata demolizione costituisca pieno titolo per il passaggio di proprietà e per la successiva trascrizione nei registri immobiliari.

Trasmissione ordinanze non eseguite alle Prefetture

Il legislatore (art. 41 del dpr 380/2001 come sostituito dall’art. 10-bis della L. 120/2020) ha previsto che vengano trasmesse ai prefetti le pratiche relative alle ordinanze che il Comune non è stato in grado di eseguire perché se ne occupi l’ufficio decentrato dello Stato. I numeri trasmessi dagli uffici comunali sono estremamente bassi, complice anche la circolare del ministero dell’Interno che, dopo pochi mesi, ha di fatto vanificato il senso del provvedimento.
Nelle cinque regioni attenzionate sono state trasmesse complessivamente 1.493 ordinanze, pari al 2,1% di quelle emesse. Nel Lazio e in Sicilia, il dato supera di poco il 3%, mentre in Campania si ha il record negativo con lo 0,5%. Limitando l’analisi ai soli Comuni costieri, con solo 617 ordinanze trasmesse, il dato percentuale scende all’1,
Le proposte di Legambiente per la strategia di lotta all’abusivismo edilizio
Dato il quadro desolante che emerge dal rapporto, Legambiente chiede un intervento che sviluppi una vera e propria strategia nazionale di lotta all’abusivismo, basata sui seguenti sei punti:

  • Più ruolo e responsabilità ai Prefetti, restituendo il senso originario all’art.10bis della Legge 120/2020,se necessario, anche con un nuovo intervento legislativo.
  • Danno erariale. Il ruolo della Corte dei Conti è decisivo, per verificare, quantificare e imputare in maniera sistematica l’eventuale danno erariale causato dalle mancate entrate nelle casse comunali del corrispettivo economico dovuto per l’occupazione da parte degli abusivi di immobili non demoliti e diventati di proprietà comunale.
  • Prescrizione e demolizione. Per quanto riguarda le demolizioni per via giudiziaria, alla base degli interventi deve essere posta la sentenza che accerta il reato e non, invece, quella di condanna del reo.
  • Ricorsi al TAR. È necessario prevedere lo stop all’iter di demolizione solo in presenza di un provvedimento di sospensione da parte di un tribunale, altrimenti non c’è motivo per bloccare le procedure.
  • Chiusura delle pratiche inevase di condono per concludere le quali Legambiente propone di istituire un fondo di rotazione con uno stanziamento pari a 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2024 al 2026.
  • Emersione degli immobili non accatastati L’Agenzia delle Entrate rende disponibili le informazioni relative ai fabbricati non accatastati acquisite sulla base delle immagini aeree e delle verifiche di cui al DL 78/2010, ai Ministeri dell’Ambiente e Sicurezza energetica, delle Infrastrutture, ai Comuni e ai Prefetti per la verifica della regolarità edilizia e non solo fiscale.

>> CLICCA QUI PER CONSULTARE "ABBATTI L'ABUSO 2023" CON I NUMERI DELLE (MANCATE) DEMOLIZIONI NEI COMUNI DELLE REGIONI A RISCHIO: CALABRIA, CAMPANIA, LAZIO, PUGLIA E SICILIA.