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Nuovo Codice appalti, il richiamo dell'ANAC: "Attenzione alle deroghe"

Il presidente dell'ANAC interviene alla Camera facendo il punto sui nodi del PNRR relativi al nuovo Codice appalti e stazioni appaltanti

12 GIUGNO 2023

Dall’eccessivo utilizzo di deroghe e soglie alte nel nuovo Codice appalti, ritenute “scorciatoie meno efficienti e foriere di rischi”, ai pericoli del subappalto a cascata, fino ad arrivare ai i freni dell’ingresso di donne e giovani negli appalti PNRR.

Questi alcuni dei temi messi sul tavolo dal presidente dell'ANAC, Giuseppe Busia, intervenuto alla Camera dei deputati per presentare la Relazione annuale dell’attività dell’Autorità nazionale anticorruzione.

Al centro del confronto i nodi del PNRR, sul quale secondo Busia “decisiva sarà la rinegoziazione di alcune misure. Non tutti gli investimenti hanno la medesima urgenza. Per questo possono essere utilmente spostati su altri finanziamenti europei. Il PNRR deve essere terreno condiviso, sottratto alla dialettica politica di corto respiro. Precondizione di tutto ciò è la massima trasparenza e controllabilità dei progetti e dello stato degli investimenti”.

>> Qui le dichiarazioni integrali sul sito dell'ANAC

Il tema delle deroghe nel nuovo Codice appalti

Sul nuovo Codice appalti, Busia ha ripetuto: “La deroga non può diventare regola, senza smarrire il suo significato e senza aprire a rischi ulteriori. Nel tempo in cui, grazie all’impiego delle piattaforme di approvvigionamento digitale e all’uso di procedure automatizzate, è possibile ottenere rilevantissime semplificazioni e notevoli risparmi di tempo, accrescendo anche trasparenza e concorrenza, sorprende che per velocizzare le procedure si ricorra a scorciatoie certamente meno efficienti, e foriere di rischi. Tra queste, l’innalzamento delle soglie per gli affidamenti diretti, specie per servizi e forniture, o l’eliminazione di avvisi e bandi per i lavori fino a cinque milioni di euro”.

>> Qui i nostri approfondimenti sul nuovo Codice appalti

Le stazioni appaltanti

Il presidente dell'ANAC ha quindi rivolto un richiamo rispetto al tema della qualificazione delle stazioni appaltanti. “Solo le amministrazioni in grado di utilizzare le più evolute tecnologie possono gestire le gare più complesse e procedure quali project financing e dialogo competitivo”. “Le potenzialità insite nella riforma – ha aggiunto Busia - sono state, tuttavia, limitate innalzando a 500.000 euro la soglia oltre la quale è obbligatoria la qualificazione per l’affidamento di lavori pubblici, col risultato di escludere dal sistema di qualificazione quasi il 90% delle gare espletate”. 

Busia ha infine messo in guardia sui rischi del “subappalto a cascata”. “Il nuovo Codice appalti – ha concluso il Presidente - ha eliminato il divieto del “subappalto a cascata”.